C'è un'immensa possibilità drammatica nel descrivere quell'universo. I libri, per me, sono stati un enorme sollievo nel senso di come sono stati scritti per permettere alle emozioni primarie, alle emozioni elementari, di avere un'enorme importanza, ma per dare alla cosa un flusso straordinario in modo che non ci si accorga in quale momento si è effettivamente sopraffatti da questo. Non c'è affatto spettacolarità. È l'opposto dell'ostentazione. Se fosse un quadro, potrebbe essere un'opera astratta, quasi grigia, con alcune linee e molto, molto bella. Ma non si saprebbe dove sta la bellezza.
(Parlando dei racconti di Alistair MacLeod, che ha scoperto mentre lavorava a The Modern Library).